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30/01/10

A BULLETTA...



Nella giornata della Shoa, nel giorno del film in tv su Anna Frank ,fin troppo romanzato.

Nel giorno in cui egregi esponenti della politica italiana, chiacchieravano sugli orrori dell’antisemitismo, e al contempo si accusavano gli immigrati di essere criminali, in molti hanno dimenticato di raccontare una cosa.

Si tratta di una bella storia che in pochi conoscono.

Ricordate i “perfidi” albanesi?...quelli che invasero le coste pugliesi, i malavitosi, i mafiosi ( noi, di mafia non ne avevamo mai avuta prima che arrivassero loro). Proprio gli albanesi, quelli che oltre a tutti questi difetti sono pure musulmani.

Dall’ Albania viene una sorprendente storia di solidarietà e tolleranza.

Prima della seconda guerra mondiale, prima delle persecuzioni antisemite, vivevano in Albania appena 200 ebrei che aumentarono però in maniera vistosa con le fughe legate all’aggravarsi delle persecuzioni nazifasciste.

A proteggere i profughi fu l’antico codice d’onore del popolo albanese, profondamente radicato nella cultura e nelle usanze: la “Besa”.

“Besa” che letteralmente si può tradurre come promessa è una sorte di codice d’onore dei musulmani albanesi, è una nobile promessa morale vincolata da scelte basate su un senso alto dell’onore e della giustizia umana. È un concetto che si stabilisce sull’antico codice albanese della virtù che impegna ogni albanese a prestare aiuto a chiunque si trovi in situazioni di necessità a prescindere dal suo status culturale, religioso, etnico, sociale, di genere, di età. Mentre nel resto d’Europa la persecuzione mieteva le sue vittime lì gli ebrei vennero infatti considerati ospiti e in quanto tali da proteggere e preservare. Fino al punto di donare loro abiti e nomi musulmani per celarli ai rastrellamenti dei persecutori.

La nobiltà di questo codice, si estese per induzione a tutta la popolazione albanese, il codice musulmano della “Besa” fu compreso e inglobato anche dalla popolazione cattolica e non credente alla faccia delle divisioni religiose fu riconosciuto il principio dell’accoglienza, del rispetto dell’uomo e della solidarietà come concetto universalmente giusto. Non vi è alcun caso noto di qualche tradimento di questa fiducia, nessun caso conosciuto di qualche ebreo esposto e nessun caso conosciuto di albanesi padroni di casa che chiesero compensi per il servizio offerto.

In Albania trovarono rifugio circa 2.000 ebrei, che grazie ad un “codice” musulmano trovarono la salvezza.

Una lezione, da coloro che non siamo capaci di accogliere, di accoglienza, e di solidarietà.

In un mondo che si divide per tutto, la lezione di solidarietà, che scavalca ogni steccato ogni preclusione mentale, religiosa ed ideologica, dovrebbe essere il simbolo della giornata in memoria della Shoa.

L’imbecillità , dunque, di tifosi che manifestano allo stadio con svastiche, cori antisemiti e razzisti fa da contraltare alla cultura e alla nobiltà di codici d’onore tanto antichi quanto giusti.

Si è persa la considerazione, il rispetto per il “peso della storia”, quello che molti giovani italiani stanno dimenticando a causa di programmi ministeriali atti allo scopo ed a causa di contenuti, che ci propongono in mezzi di comunicazione e di informazione, vuoti e banali (come banale è il male).

Fenomeni di razzismo, ignoranza ed intolleranza sono fin troppo presenti nei nostri stadi, anzi sono ormai protagonisti. Valutiamolo quando entriamo nei centri scommesse per giocare la nostra Bulletta.

La mostra itinerante intitolata “BESA: A Code of Honor - Muslim Albanians Who Rescued Jews During the Holocaust” del fotografo ebreo Norman H. Gershman


4 commenti:

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  3. Gabriele Mastropaolo31 gennaio 2010 alle ore 11:56

    splendido articolo.
    documentato, scritto bene, e opportuno come pochi;

    complimenti all'Autore.

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  4. Invitiamo tutti coloro i quali abbiano l’iteresse di comunicare notizie di un certo rilievo e/o importanza a prendersi la responsabilità di ciò che scrivono firmando i propri commenti. Grazie.

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