Galizia, Ottobre 2009. Mi trovo nella regione più remota della Spagna (sia geograficamente che culturalmente), da cinque ore cammino sotto la pioggia battente e una fitta nebbia sta calando. Sono solo, gli unici esseri viventi che mi degnano di uno sguardo sono le mucche che pascolano placidamente nei campi e davanti a me una strada sterrata dove fango, pozzanghere, pietreed escrementi bovini ti costringono a fare attenzione a dove metti i piedi. Già…i piedi, poverini! Ho talmente tante vesciche che ogni passo è uno stringere i denti e dal dolore non mi ricordo neanche di avere uno zaino di otto kili sulle spalle.
Solo cento kilometri mi separano dalla mia meta: Santiago; nulla in confronto ai settecentoventi che mi sono già lasciato alle spalle (sono partito da St Jean Pied de Port, ultimo paese francese sul confine pirenaico) e per non pensare al dolore fisico la mia mente vaga nei ricordi del Cammino già percorso: ricordo la Navarra, splendida, immersa nella natura, piena di boschi, fiumi e campi, gli immensi vigneti de La Rioja, la sterminata e desertica meseta castigliana con escursioni termiche da -4° a +36° C dove paesini di non più di duecento case, per la maggior parte abbandonate, spuntano davanti agli occhi come funghi e dove si respira ancora un’atmosfera da far west (è proprio lì che Sergio Leone girava i suoi spaghetti-western) e infine l’altissimo picco del Cebreiro in Galizia, da me ribattezzata Pequeña Irlanda (Piccola Irlanda) perché anche lei immersa nel verde e funestata dalla pioggia, dal vento e dalla nebbia…
Adesso sono tornato, sono a casa, a Marineo, ma non dimenticherò mai questa esperienza. Non dimenticherò la gente che ho incontrato in quei posti, sempre col sorriso sulle labbra ad augurarti “Buén Camino”, ad offrirti il loro aiuto e le loro parole di incoraggiamento, i pellegrini che hanno condiviso con me questa stupenda avventura, le gioie, le sofferenze, la riscoperta della fratellanza e dello stare insieme in un mondo ormai troppo individualista e ossessionato dal denaro. Non dimenticherò i momenti di sconforto in cui ho pianto e come per magia una freccia gialla con scritto “Ánimo” mi indicava la direzione da seguire e mi dava la forza di proseguire. Penso ai milioni di pellegrini che per secoli hanno calpestato quelle stesse strade dando forma alla Ruta Jacobea (Rotta di San Giacomo) e a come il significato del Cammino sia cambiato durante il millennio: nato per ringraziare quel Santiago Matamoros che secondo la leggenda aiutò i monarchi cattolici spagnoli a scacciare gli arabi durante la Reconquista (San Giacomo apostolo è patrono nazionale della Spagna), oggi è un modo per entrare in contatto con gente di ogni lingua, cultura e credo religioso, per sperimentare a fondo un’esperienza non comune (la più bella della mia vita, finora), andare, passo dopo passo, alla scoperta di ciò che la terra iberica ti riserva e, perché no, capire se e quanto una persona è ben disposta verso gli altri o se non se ne curi affatto.
Ancora adesso che scrivo la mano si ferma perché la mente ricorda e gli occhi si inumidiscono per la nostalgia, per aver vissuto l’amore, il dolore, la speranza, la rabbia, la gioia, la paura, il riso, il pianto e tutti i sentimenti che un uomo può provare nella vita.
Se qualcuno, che legge queste parole, volesse intraprendere questa meravigliosa avventura, non posso che augurargli Buon Cammino e salutarlo con le parole di un’antichissima canzone ancora oggi cantata durante il tragitto dai pellegrini: “Ultreia, Suseia, Santiago!” (Più avanti, più in alto c’è Santiago).
Un pellegrino.
Caro pellegrino, ancora non abbiamo avuto modo di parlare faccia a faccia di questa tua splendida esperienza, che per certi versi ti invidio, ma sono veramente orgoglioso di te e pieno di ammirazione.
RispondiEliminaPresto avremo modo di ritrovarci insieme per farmi raccontare tutti i particolari del tuo cammino.
Un abbraccio fratellino.
Propeio ieri mia madre mi ha raccontato di questa toccante avventura e sono rimasto entusiasta e commosso allo stesso tempo ti ammiro per il coraggio che hai avuto e per la nobiltà d'animo che ti ha spinto a provare questa esperinza ti ammiro sinceramnete. Complimenti e saluti a tuo fratello che non vedo l'ora di abbracciare.
RispondiEliminaSpesso mi sono ritrovato a viaggiare solo...tante altre ad intraprendere cammini ke avessero lo scopo di arricchire la mia anima e la mia spiritualità...mi rispecchio in molte tue frasi ma adesso mi sento come se non avessi mai viaggiato e provato sentimenti...pronto per incamminarmi "di nuovo per la prima volta"...grazie per la testimonianza!
RispondiEliminaPeco
caro pellegrino, mi rendo sempre più conto attraverso le esperienze che vivo, che più importante della meta è il viaggio: la meta è un punto preciso che si ha intenzione di raggiungere, ma il viaggio, specie se vissuto con la presenza del cuore e della mante, è in grado di dischiudere e svelare mondi nuovi e sensazioni o sentimenti inattesi. Sono felice di leggere il racconto di chi ha osato sfidare le proprie paure e partire con determinazione anche verso l'ignoto. Anch'io penso che è una bella testimonianza; grazie!
RispondiEliminai.
non oso paragonare le due cose ma anche noi a marineo abbiamo fatto un pellegrinaggio pieno di ostacoli,.......si di sterco di cavalli.....non si puo' dimenticare!
RispondiEliminaCaro pellegrino,
RispondiEliminaho percorso il cammino di Santiago decine di volte........purtroppo solo nella fantasia leggendo tanti libri che lo descrivono. Sarei molto interessato ad organizzare un evento in cui il racconto letterario (Coelho in particolare) i possa incrociare con l'esperienza vissuta. Purtroppo non conosco la tua identità. Cercami, Trovami e ne parliamo.
nino di sclafani
ho avuto la fortuna di ascoltare direttamente le parole cariche di gioia e di nostalgie del pellegrino in questione, si, sono stata davvero fortunata a guardare i suoi occhi brillare per questa splendida e toccante esperienza; mi ha stupito la sua umiltà e la sua pacatezza nel raccontare.Però
RispondiEliminanon solo io ho avuto questo privilegio, ma tutti i ragazzi che hanno partecipato all'happy hour 2, un saluto al pellegrino e a tutti voi.