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01/02/10
MOMENTI POETICI
Questo è uno spazio dedicato interamente alla poesia fatta in casa, alla poesia di strada, alla poesia dei poveri, dei poeti che non hanno voce.
POESIA DELLA SETTIMANA:
Zone sconosciute ho varcato
-------------
I profumi
della sera, come
insetti giallastri,
si posano sui
nostri corpi che
sembrano morti.
Irraggiungibile,
osservo il tuo
mutato volto
irriconoscibile,
la voglia che ho
del tuo maturo
seno è insaziabile.
Ho accarezzato
le labbra bagnate
della tua vita,
come fiore arrugginito
sono caduto su
un letto poco
illuminato,
zone sconosciute
ho varcato,
non sono più
tornato.
Giuseppe Sileci
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a mio parere il miglior poeta di quelli che qui si esprimono, senza nulla togliere a gli altri
RispondiEliminaBe senza togliere nulla al poeta ho già sentito e visto:
RispondiEliminaTristezze della luna
--------------------
Nei suoi sogni la luna è più pigra, stasera:
come una bella donna su guanciali profondi,
che carezzi con mano disattenta e leggera
prima d'addormentarsi i suoi seni rotondi,
lei su un serico dorso di molli aeree nevi
moribonda s'estenua in perduti languori,
con gli occhi seguitando la apparizioni lievi
che sbocciano nel cielo come candidi fiori.
Quando a volte dai torpidi suoi ozi una segreta
lacrima sfugge e cade sulla terra, un poeta
nottambulo raccatta con mistico fervore
nel cavo della mano quella pallida lacrima
iridescente come scheggia d'opale.
e, per sottrarla al sole, se la nasconde in cuore.
Charles Baudelaire
Si, sicuramente il miglior poeta che qui si esprime,
RispondiEliminaperò c'è da dire che è roba trita e ritrita.
Già più di un secolo fa i poeti maledetti hanno
coniato le espressioni utilizzate in questa poesia.
Come giustamente fa notare l'anonimo che mi precede
Charles Baudelaire ci aveva regalato le stesse emozioni,
quindi concordo sul fatto che è roba già sentita e vista.
Spataro e Vono pur scrivendo le loro poesiole sgangherate
nella loro ignoranza letteraria inconsapevolmente sono
originali e autentici, anche se è difficile prenderli
sul serio....soprattutto Spataro e Vono sono al limite
dell'esilerante.
I significati delle parole utilizzate sono a dir poco piacevoli. Sileci trasmette sensazioni forti con le sue poesie, ed è difficile che si verifichi alla sola lettura. Riesce nel suo intento, complimenti! Ma.. ma.. Vorrei sottolineare una piccola pecca, che purtroppo penalizza molto l'andamento poetico. Come ben sappiamo, a livello logico/espressivo in poesia tutto è consentito... ed è più o meno criticabile a seconda delle personalità. E in questo Sileci, per quanto mi riguarda, è promosso a pieni voti! Ma a livello schematico c'è qualcosa che non quadra: la divisione in versi è strana. Non saprei definirla. E' come se in ogni verso non ci sia continuità. E' come se ogni verso sia fine a se stesso. Non c'è ritmo poetico. Non c'è metrica. La successione dei versi non rispetta la punteggiatura, o viceversa.
RispondiEliminaSo benissimo che in poesia la divisione in versi è spontanea, naturale (anch'io scrivo poesie)... ma la divisione utilizzata da Sileci è un pò confusionaria.
Ecco come l'avrei stesurata:
"I profumi della sera,
come insetti giallastri,
si posano sui nostri corpi
che sembrano morti.
Irraggiungibile.
Osservo il tuo mutato volto irriconoscibile.
La voglia che ho
del tuo maturo seno
è insaziabile.
Ho accarezzato
le labbra bagnate della tua vita.
Come fiore arrugginito sono caduto
su un letto poco illuminato.
Zone sconosciute ho varcato,
non sono più tornato."
A mio avviso, in questo modo si presenta in maniera differente!
Nonostante tutto, complimentoni per la profondità delle espressioni.
Ezio, ti prego torna con la tua famigerata poesia "La cacata a Brannu", quella si che è poesia per le mie orecchie... Queste cantilene alla Jim Morrison danno alla noia!
RispondiEliminaRipropongo il capolavoro per chi non conoscesse i versi della poesia:
La cacata a Brannu
Si li cristiani avissi attintari,
sempri a Brannu avissi a cacari,
putissi fari fumeri a palati,
vinissiru muschi a granni fulati.
Chissu è lu mmmitu chi veni di fari,
"va caca a Brannu e nun ti firmari"
cu dici a gran vuci sta bedda parola
s'allenta lu pisu e di nterra pò vola.
Pi quantu riguarda la me pinsata,
mi piaci lassari na bedda cacata,
a cielu apertu e la pampina mmanu,
li muschi chi partinu di lu Cutranu.
Mancannu la pampina afferru la petra,
cu senti lu fetu si ferma e pò arretra,
si assummu li strunza di la me vita,
pozzu inchiri Brannu e la Suvarita.
I due stili sono completamente differenti e imparagonabili: Ezio Spataro adotta una forma poetica molto grezza, paesana, dialettale, quasi arcaica oserei dire. Invece, la forma poetica adottata da Giuseppe Sileci è molto più romantica, raffinata e dolce. L'originalità sta in ogni forma di espressione, ecco perchè è impossibile paragonarli. E se a tuo parere Jim Morrison scrisse "cantilene"...mi sa mi sa che sei messo proprio male.
RispondiEliminaFermo restando la grandezza della poesia
RispondiEliminadi Morrison, come anche dei poeti maledetti,
c'è da osservare un elemento evidente:
cioè Morrison ha attinto alla scuola dei
poeti maledetti, a sua volta molti giovani,
hanno attinto da Morrison anche inconsapevolmente.
Sileci è uno di questi esempi, come anche parecchi
giovani che magari suonano o cantano nei gruppi
rock e scrivono canzoni.
Nolenti o volenti finiscono col seguire
canoni poetici già dettati nel passato.
La poesia di Spataro è talmente grossolana e arcaica
che alla fine risulta essere mai sentita,
non ho mai visto canoni che nemmeno lontanamente
si avvicinano alle sue poesie.
Uno dei poeti siciliani più osè per i suoi tempi
è stato Ignazio Buttitta, ma nemmeno a questo si può
paragonare, due stili completamente diversi.
Quelle che scrive Buttitta sono poesie,
quelle che scrive Spataro al confronto sono filastrocche.
Sicuramente esisteranno poeti nascosti nei meandri
di qualche paese che si divertono a scrivere poesie
trash, magari Spataro appartiene a questa stirpe.
Lasciate che ognuno utilizzi i mezzi
RispondiEliminaespressivi che ritiene più opportuni,
poi a proposito dell'originalità, penso che
nessuno lo sia al 100%. Tutti in qualche modo
subiamo delle piccole influenze anche in maniera
inconsapevole. Invece io volevo porre attenzione
su un fatto più importante: secondo me la poesia
deve tornare alla gente, deve essere fruita
dal popolo, deve essere vicina alla gente.
Molti poeti scrivono poesie che capiscono
soltanto loro, e servono soltanto a loro.
Guardate per esempio i premi di poesia, compreso
quello di Marineo. Il popolo viene a seguire
la manifestazione, ma soltanto un 5% delle persone
riesce a comprendere le poesie, non c'è partecipazione
tranne che per qui pochi intellettuali e addetti
ai lavori. La gente sbadiglia, si annoia, perchè
non recepisce, non comprende il linguaggio.
Quel linguaggio utulizzato nelle loro poesie
è una lingua morta, che non parla più nessuno,
la gente non parla così. Quella è una lingua
ad uso e consumo loro. Io ho conosciuto i miei
nonni e ricordo che il loro dialetto non aveva
nulla a che vedere con quello decantato nelle
poesie.
La poesia deve tornare alla quotidianità.
"La poesia deve tornare alla quotidianità". Non nascondo che quest'affermazione mi lascia un pò perplessa. Non dobbiamo trascurare che ognuno di noi ha una visuale compleatmente differente della quotidianità, del presente.. e il linguaggio adottato è sempre da tenere in corrispondenza alle esperienze vissute e allo stile di vita condotto. Non si può dunque, in alcun modo, sindacare sul tipo di linguaggio utilizzato nelle proprie poesie. In poesia non esiste un linguaggio standard, ma esiste il linguaggio del cuore.. ed ogni cuore è diverso da qualsiasi altro. La poesia non ha bisogno di tornare alla quotidianità, semplicemente perchè è intramontabile e la trovi ovunque (nei gesti abituali, negli sguardi rubati, nei sorrisi, nell'odore di casa quando rientri da un lungo viaggio).. e ognuno le affida il linguaggio che merita di avere. Non devi adattarti ad un linguaggio non tuo per farti capire dalla gente. Non avrebbe senso! In quel modo fai SOPRAVVIVERE la tua poesia, ma non la lasci VIVERE. Prendi un pezzo di carta e una penna, materializza "incondizionatamente" i tuoi pensieri e rendili infiniti. Vedrai cosa ne esce fuori! :)
RispondiEliminaPer quotidianità io intendevo semplicemente autenticità della vita, poi è chiaro che ognuno vive la propria quotidianità in modo suo personale. Io forse non mi sono fatto comprendere, semplicemente parlavo di una poesia costruita ad hoc per gli eventi intellettuali, come il premio di poesia.
RispondiEliminaUn evento che riguarda solo gli intellettuali, ma non la gente.
E siccome il dialetto è la lingua del popolo, il popolo deve essere il protagonista principale, non i quattro intellettuali decrepiti che si riuniscono alla facoltà di lettere e filosofia di Palermo.
Il dialetto è della gente, è parlato dalla gente, e quindi le poesie devono parlare alla gente altrimenti rimane lettera morta!!
A mio avviso, il "Premio di Poesia" non è affatto una manifestazione per intellettuali. Se non noti partecipazione, credo sia per altri motivi (tutti tranne il linguaggio adottato nelle poesie). Se fai fatica a comprenderle evidentemente è un problema tuo. Magari sei interessato ad altre tematiche... Ma non generalizzare rendendolo un problema collettivo, è sbagliato! E poi... "Lasciate che ognuno utilizzi i mezzi
RispondiEliminaespressivi che ritiene più opportuni": questa affermazione è tua (nel primo commento che hai lasciato), credo sia la più corretta e logica. Peccato però che ti sei contraddetto subito dopo. Non esistono poesie fatte per eventi, la poesia è una sola... ed è la materializzazione della voce del cuore. Ognuno di noi ha il proprio modo di esprimersi (c'è chi preferisce il dialetto, chi l'italiano, chi uno stile romantico, chi grezzo, grossolano, raffinato, etc). In poesia ciò che importa non è il come, ma avere il coraggio di esprimersi. Tutto qui.
Le tue parole evidenziano una certa ingenuità Roberta.
RispondiEliminaDevi sapere che tanto tempo fa il dialetto era la lingua
degli analfabeti, l'unica risorsa degli ignoranti.
Infatti la gente più alta che poteva studiare e farsi una
cultura imparava l'italiano. L'unica forma d'arte
consentita ai poveri era la poesia popolare, costituita
per lo più dall'opera dei pupi, e dalle narrazioni
dei cantastorie. La gente per strada andava ad ascoltare
queste storie con una partecipazione straordinaria,
la gente si portava la sedia da casa per assistere.
C'era coinvolgimento!! Il pubblico pendeva dalle labbra
degli artisti.
Molto tempo dopo quattro intellettuali hanno invece
trasformato il dialetto siciliano in una lingua aulica,
in una lingua di gente studiata, privandola della sua
freschezza e autenticità delle origini.
Infatti quando vai a seguire il premio di poesia, ti accorgi
di una mancanza di coinvolgimento proprio perchè quel
dialetto che viene espresso nelle poesie non rispecchia
più la lingua parlata dalla gente.
Poi comprendo che magari è solo un mio sogno quello
di riportare alle origini il dialetto siciliano.
Il mio è soltanto uno sfogo! Una nostalgia di tempi
lontani.